Anni 2013-2012 - Dittinna

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Anni 2013-2012

Eventi
Vi avverto da subito adesso
non siamo venuti qui dentro da artisti
e da addetti ai lavori
a scambiarsi gli auguri o gli eventi
girandoci dei complimenti
ma poco convinti
non siamo in ritardo d'autunno le foglie
né anticipo folle di festa alle donne
non siamo qui a dire...
è natale regalati un quadro
Qui pulsano piano e ci guardano intorno
soltanto dei segni appesi sul muro
dei segni di forza e di grande perizia
pregevole spinta che pare vederla
partire da dove che arriva dal foglio
e poi per la mano la spalla
e su fino in alto nel battito interno
la spinta che esce dal segno se tocca
è talmente profonda
che se si rivela
poi rischia che forse si spezza
Vi basti avvertire nell'eco del segno
un'ombra soltanto
che lasci col fiato sospeso a sfiorarla
Fernanda che segna sul foglio
vi porta in un rischio
ed io come posso vi avverto
pensate che quasi si tratti di un viaggio
in terra mai vista
e giunto il momento
di prendere un pasto
non è dato a voi di sapere
se il cibo vi è adatto o indigesto
o più greve o più crudo di quanto
possiate mangiarlo
non resta altro modo
di farsi elencare i vari ingredienti
se paiono sani prendete a due mani
il coraggio e nutrirvi
guardiamoli uno per uno
la mano e la tecnica certo
ma anche la forza che posa tranquilla
di antica perizia
e poi la ricerca e la storia
e quella testarda decisa tendenza
che insegue
che cosa sta sopra e sta oltre.
La donna la madre l'abbraccio
le membra potenti
che reggono forti la corsa
lo sforzo di ogni salita
ed ogni più dura frenata in discesa
i fianchi da parto
i piedi puntati da farsi radice alla terra
per dare sostegno al travaglio
le spalle a proteggere
il primo qualunque che serva
se fugge da male da fuori
se colto da male che venga da dentro
il senso del volo
e la corsa che falca ben oltre la roccia
e l'acqua che canta ogni volta
che sgorga e che entra
già intanto che vedi che esce
mi pare che il cibo che offre Fernanda
ci possa nutrire di buono
dei segni che lascia sul foglio
così avvicinate un po' troppo
e intanto pensate che bella figura
farebbe nel vano soggiorno
e quanto sia noto il vostro buon gusto
non posso in coscienza
non mettervi in guardia
se siete una donna
e andate un po' troppo vicina
chiamata da un quadro che insiste
più forte degli altri
nel mentre ammirate la grazia la forza
di avere qualcosa da dire
intanto che voi lo studiate
il vetro di colpo tradisce
riflette voi stesse
impresse fin dentro nel quadro
e se quello manca di un volto preciso
o appare soltanto accennato
ci pensa quel vetro
a fare quel quadro più intero
prendendovi a prestito il viso
e là non esiste più niente da fare
nient'altro da dire
se donna si vede
foss'altro soltanto una volta
riflessa di forza di vero potere
selvaggia che corre
all'incontro col tempo
non c'è più rimedio
che allora ritrova l'essenza
non dica
che non l'ho avvertita del rischio
gli uomini oggi presenti
non credano mai che per loro sia meglio
riflettersi e quindi vedersi
così come vi hanno cresciuto
e dopo vi siete piegati
scordando chi siete
e fondi sepolti
vi state compromessi e nascosti
vedersi quest'oggi presenti ed al fianco
di queste totali contorte sembianze
danzanti matrone creatrici
con forme di calde matriarche
non è un'emozione da niente
già il giorno che segue da oggi
vorrete non essere un grammo da meno
del forte compagno sereno
che affianca
che saldo accompagna
che fiero d'orgoglio incoraggia
e sostiene
ed ora che ho fatto il mio sacro dovere
che ho messo voi tutti in avviso
ancora un consiglio
non valgono
occhiali da sole a schermarvi
né il vetro oscurato
usato nell'ultima eclissi
nemmeno quei soliti vari commenti
che fatti da fuori sapienti o saccenti
si fanno garanti di un certo distacco
ormai siamo tutti travolti
da queste figure potenti
che ci hanno adottato
accoglienti stasera
ed é così bello
sentirsele addosso
nel mentre
che sopra
intera
perfetta
posata
curiosa sul tetto
ci scalda profondo
e ci guarda
la luna

Anita Menegozzo
recensisce
Fernanda Facciolli

solletico al cielo
10 dicembre 2012
[1] lupe
Le lupe di ogni neve
si incontrano di notte
a mordere la luce della luna
lo fanno tutte in coro
il muso a collo teso verso l'alto
chiamano un solo figlio in mille note
che il cucciolo di ognuna
non è che un pezzo di futuro solo
ed ogni lupa porta sospeso nel ricordo
l'odor di figlio che è rimasto addosso
lo porta per appenderlo là in alto
un brivido se ascolti
le mille più le voci
rigurgitate insieme
un solo canto
[2] Radici
ebbene si, io vado per radici
le cerco ben tenaci, pazienza se sottili
tenaci purché fino alla speranza
per fino fino in fondo all'indecenza
radici, purché vive
radici, per cui valga un po' la pena
un legno da timone, un legno da polena
un'illuminazione che sotto il tuo cammino ti cammina
Generazione prossima m'incalza e fiata giusto dietro le ginocchia
inciampo per l'affanno
ma da quel giù per terra è paradosso
e quasi cado dal mio stesso ramo
Son figli dei nipoti, i figli stessi di ogni nostro figlio
nipoti dei nipoti e figli a qualche figlio di ogni figlio
ecco radici appiglio senza inciampo
Radici sono avanti all'orizzonte,
promessa che si evolve,
un'elica creatrice e ben impressa,
un volo che si libra oltre il progetto
radici sono ancore del tempo,
radici che ci fanno stare in piedi,
quelle che la tempesta soffia vana
abbraccio che protegge le colline
e colma le distanze e sposta le montagne
tessuto sotto terra, amaca come culla per il mondo
la forza di campare
parto che ci fa nascere e tornare
Radici ben piantate,
per questa nostra vil razza dannata
primate a testa in giù e là sotto il vuoto
che grazie alle radici
nell'infinito ancora non si cade
[3] Tappeto
si sta proprio bene noi foglie
noi fuochi croccanti d'estate
se vento ci cade ci cambia soltanto il
colore del cielo
e allora ti accorgi che è bello
suonarci coi piedi di nuovo bambino
si noi si sta bene davvero sui rami noi foglie
perché si sta sempre un po' come d'autunno
noi siamo le stesse che siamo
noi fummo da sempre eterno ritorno
si sta come fosse ogni giorno un domani comincio
salendo ogni volta di un ramo più in alto
tappeto sul muschio ferite di gemma farfalle portate dal vento
non conta poi molto
ci conta e ci canta vertigine come di un ballo
quel vado e poi torno che solo si impara cadendo
cadendo tornando e tornando e cadendo
si! fare il solletico al cielo ci vale altrettanto
che sotto le scarpe scrocchiare cantando il tuo passo
[4] Pugno
T'illudi di fermare  un pugno con unpugno
che l'ira erompe e smargina da sola
e più ti fai traverso e più travolge
si serra in urlo sordo di voce che non osa
e va a strapparla a forza a un'altra gola
tambureggiar di dita senza scopo
è li che nasce e si indurisce un pugno
Ma pugno da una cosa non ha scampo
lo ferma il palmo aperto spietatamente caldo
l'abbraccio che da sempre sente monco
e per calore crolla un grido in salvo
ora si che potrà serrar le dita
stretta ma forte tutte in collo al remo
o a sveglia di campane
o tender di vele contro vento
o in lancio verso il sole
che spicca il volo al falco
[5] Fauto fatato
La mano prude
gonfia di parole
grandangolando il mondo
e non si tace peggio di un piffero fatato
che usa per spartito brandelli a scarabocchi
che vai farneticando
Corteccia profumata
aroma della terra mista a pioggia
e accade che si scrive
e quando è già successo è troppo tardi
Il come non si spiega
il dove non si sceglie
è un quando che ti preme forte dentro
e tu farfalla appesa
ti reggi come puoi
sulla tua penna
Parole che ti piovono sul foglio
inchiostro giù dagli occhi
e tu lo getti in versi alle tue spalle
lo getti come niente a seminare
che a farsiv seme sempre ben si cade
Se provi a salutarlo con la mano
lo vedi che lui se ne và già solo
e più non ti appartiene
[6] Alba
...e mi trovai fuori dai miei muri
e l'alba aveva ancora
i petali serrati e silenziosi
i petali di un fiore color luna
il mondo appeso a stropicciarsi gli occhi
momenti in cui è importuno ogni respiro
che tutti avvertirebbero il fragore
ma cedo e cerco fiato
e tutto dico tutto
intorno se ne accorge
così che l'universo assorto in sogno
di me si infastidisce
si scuote alza la testa
e parte via falcando
leggero
a zampe lunghe
a pelo d'acqua
con tutta la sua voglia di rincorsa
e nostalgia del cielo trattenuta
decide
allunga il collo
e dà lo stacco
e lascia che la terra gli cada dalle zampe
in quel momento esatto tutto schiara
dell'alba, del silenzio e della luna
di un mondo già sospeso al mio respiro
ormai stringo soltanto le mie dita
[7] Per me
per me si va
perché per me si sa
scorre la vita
per me che sono soglia
la forza scorre
come scorre l'acqua
per me come carezza
giunge l'onda
e come linfa scalda
e come fiamma fonde
e come donna accende
per me che sono donna
si vive
come l'onda
fosse danza
[8] Trono
Qui nella tua mano che scorre di vene
si apre il mio trono
e sul tuo tappeto la trama perfetta di ogni tuo sguardo
riluce ricami di spine e velluto
mi stendo e mi faccio portare
per mille e più vite se vale e se serve
perché io lo vedo già dalle tue dita
che tu sei pensato per farmi coraggio
per farmi da staffa
se devo montare me stessa
se devo davvero domarla
uguale a sì come si doma un cavallo
amando e tenendo le briglie
puntando il suo muso rivolto nel sole
perché per sfuggire alle ombre che ho dentro
potrei da innocente gettarmi tra i sassi
fra tutte le pietre che attendono pronte per terra
le froge ci danno respiro e fremono crude e selvagge
perfino la polvere al suolo nitrisce
e il nostro galoppo intreccia la forza che a stento trattieni
col gesto che tento per farmi volare agitando le braccia
intanto a distanza
ti ascolto i pensieri
nel mentre mi pensi
e nella tua mano al sicuro mi sento
[9] In cerca all'acqua
io vengo in cerca all'acqua
che femmina
si espande e non si spegne
e rubo il canto agli alberi l'autunno
e poi le loro foglie e i tanti cerchi
dragando in mezzo a quelli le tracce della storia
in cerca nelle foglie
del come che si cade del come che si torna
in cerca sempre ancora
di come far la mente senza mura
di dolcemente come farsi flusso
e dare un senso al moto
e come che si tolga
il giro a vuoto a perno di se stesso
e come ci si getti giù dal nido insieme alla paura
che non si può lasciarla lì da sola
e come che si porta il senso del sospeso
che pesa dentro il passo così tanto
in cerca vado
incontro all'armonia speranza che ci veda
e curvi tutta sopra come ala
la fronte sfiori contro nostra fronte
di un gesto lieve
come fa la madre
[10] Foglie
Se ognuna delle foglie
di ognuno di quei rami
degli alberi che incontro
mi trasudasse addosso le sue storie
e mi alitasse piano dietro   il collo
Se linfa come inchiostro
scrivesse sul mio palmo
E se radici stesse,
potessero arginare lo sgomento
del cuore quando esonda
allora sarei frasca sarei foglia
Avvolta in una mistica corteccia
intrisa e resinosa
sarei in quei rami in alto in cima al bosco
che con lo sguardo volo ed attraverso
finché non tocco un dito con il cielo
La nostra vita scorre in ampi cerchi
Lo stesso che fa un tonfo dentro un'onda
noi anelli inanellati ad altri anelli
ci troverai indelebili nei tronchi
e il bosco solamente ci racconta
con voce che ricorda e che non mente
Poesie di Anita Menegozzo
Opere di Fernanda Facciolli

1   “Reìtia, l’anitra e il lupo”, olio e acrilico, 80x60.
In cui si loda la grande e poliedrica dea di Este, la Potnia Theròn degli Eneti, accompagnata dai suoi messaggeri, l’anitra che annuncia la vicinanza dell’acqua dolce e il lupo che ulula alla luna.
2   “Ortìa Ligodesma”, olio, 60x100.
In cui si narra come l’Artemide Taurica, magico xoanon dell’Alta dea Temide, trasportata dalla piena del fiume Eurota fin nella palude di Sparta, fu trattenuta dal cespuglio di vermena (Ligodesma) e da questo gloriosamente raddrizzata per divenire l’Ortìa (l’Eretta).
3   “Reìtia, l'anitra e il lupo che le sussurra”, acrilico, 80x60.
Ovvero come la dea veneta Reìtia, nel suo santuario presso il corso antico dell’Adige, a Este, fosse onorata come dea del fiume e protettrice degli animali.
4   “Iperchiria ferma l’Eurota”, acrilico, 138x100.
In cui si vede la dea Che Pone Sopra La Sua Mano mentre protegge l’abitato di Sparta, arginando il grande fiume in piena. Ecco perché i suoi devoti la ringraziarono, erigendole il santuario sul colle di Demetra.
5   “Il ratto di Elena”, olio, 100x62.
Ovvero di come i Troiani, saputo che nel santuario di Elle e Menelao a Sparta i Lacedemoni possedevano una statua miracolosa della dea, scolpita nel legno di un albero plurisecolare di nome Elena, decisero di rapire lo xoanon e portarlo nella loro città, cosicché Ilio potesse avvalersi della protezione della dea e mandare in rovina l’odiata rivale.
6   “Ephedrismòs 3”, grafo-pittura olio e acrilico, 30x40.
Ovvero in cui si narra di come le fanciulle ateniesi, nell’epoca in cui visse  Fidia, giocassero alla “cavallina” cavalcando “all’amazzone”e di come la Dea ancor oggi si compiaccia, ogniqualvolta noi sappiamo godere della vita cimentandoci in prove di valore.
7   "Elena Dendritide e i Dioscuri”, olio,100x73.
In cui si parla di Elena degli Alberi e dei suoi frutti che sono i suoi figli. E si parla di Dios, la dea greca madre dei Dios-curoi, che attraverso le sue figlie-albero ci dona i suoi figli affinché ci sfamiamo.
8   “Ippodamìa in blu”, olio e acrilico, 30x30.
In cui si narra come Demetra Nera, la dea della fertilità di Figàlia, fosse signora dei cavalli, del mare e dell’Ade.
9   "L’Eurota dona a Sparta l’Ortìa”, olio, 60x100.
Ovvero la storia di come il grande fiume, durante un’alluvione, depositò sulle pendici dei colli di Sparta uno xoanon di incalcolabile valore, antichissimo e grezzo di fattura, ma dall’enorme potere. E i lacedemoni, grati, lo ersero su di un altare in mezzo agli orti, proprio dove il fiume lo aveva deposto e costruirono per la dea un santuario, ancor oggi visibile.
10   “Reìtia e le anitre”, acrilico, 80x60.
In cui si vede la dea delle fonti adorata dalle penelopi, che si dissetano e si nutrono nelle sue dolci acque, perché Ella rappresenta la vita per uomini, piante e animali selvatici.
 
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