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Vita di Ferruccio Facciolli

Ferruccio Facciolli nasce a Venezia, centro storico, il 20 Novembre 1912, da Fernando, avvocato, nipote per parte di madre di Domenico Fadiga, segretario dell’Accademia di Belle Arti di Venezia fino al 1912, e da Antonietta Franco, contessa veneziana vissuta, prima del matrimonio, in una villa a Gardigiano, Treviso.
 
Dopo aver passato alcuni anni infantili in un collegio di Genova, dove i genitori lo tengono al sicuro dai bombardamenti bellici su Venezia, torna a vivere con la sua famiglia nel capoluogo veneto e, dopo aver frequentato per alcuni anni il Ginnasio del Liceo Classico veneziano, studia pittura e disegno in una scuola privata e dipinge paesaggi “tra le assolate colline di Valdobbiadene e le rive del ghiaioso Piave” (dalla sua autobiografia “Camminare senza camminare”, Soc. Acc. Stamperia Zanetti, Venezia, 1940, con l’Autorizzazione del Ministero della Cultura Popolare, determ. N. 8962 del 20 ott. 1940).
 
Si iscrive all’età di sedici anni all’Accademia di Belle Arti di Venezia e studia pittura, incisione e anatomia sotto la direzione di Virgilio Guidi, il Brugnoli, il Bellotto, mentre studia Storia dell’Arte sotto la guida di Giuseppe Delogu, Francesco Sapori e don Lacchin.
 
Durante le vacanze estive, gira tutta l’italia con il padre in automobile e visita le principali città d’Arte per capire la Bellezza, antica e moderna.
 
Durante i quattro anni dell’Accademia, non soddisfatto del tutto dell’insegnamento che gli viene impartito, e per imparare l’Arte dei Maestri del passato, esegue a olio alcune splendide copie dell’Adorazione dei Magi di Raffaellino del Garbo, della Tempesta del Giorgione e della Sacra Famiglia con S. Caterina e S. Giovannino, allora attribuita al Lotto.
 
Frequenta per breve tempo il Circolo Artistico e si scontra subito con i sostenitori dell’Arte “deformazionista” ( da “Camminare senza camminare”), difendendo sempre con profonda convinzione l’Arte classica e i suoi contenuti elevati e spirituali. Si farà molti nemici per questo motivo, tra i suoi compagni di studi e uno perfino tra i suoi professori.
 
Diplomatosi all’Accademia di Venezia, parte successivamente per la Germania, di cui conosce la lingua, e studia Pittura a Tempera, Affresco e Litografia all’ultimo anno dell’Accademia di Belle Arti di Monaco.
 
Nell’estate del 1930 espone nel salone del Dopolavoro di Lamòn, Belluno, sette studi di figura e di paesaggio, in una doppia personale insieme al pittore Giuseppe Duòdo di Venezia.
 
Nella stessa estate espone nel Tabernacolo in Piazza Maggiore, sempre a Lamòn,  il bozzetto della pala per la cappellina “di Menante”  dello stesso paese.
 
Nell’inverno del 1931 dipinge ad olio una tela con S. Antonio di profilo che, poggiato sull’inginocchiatoio, adora il Bambino Gesù, che gli appare sulla sinistra, e forse collabora alla decorazione ad affresco dell’Oratorio di S. Antonio di Peseggia, Treviso, non firmandone però le figure. In particolare la figura della Madonna, che schiaccia la testa del serpente al centro del soffitto dell’Oratorio, possiede una postura uguale anche se speculare a quella della Madonna che lui dipinge nello stesso inverno per la cappellina “del Menante” di Lamòn.
 
L’Oratorio di S. Antonio viene ufficialmente consacrato a Peseggia il 13 Giugno 1931.
 
Dopo aver dipinto a temperone su tela la pala, presentata in bozzetto l’estate precedente, per la nuova cappella da lui stesso progettata, che sostituisce quella, fatiscente, cosiddetta “del Menante” a Lamòn, il Facciolli la dona ufficialmente al paese, con cerimonia di consacrazione, il  28 Ottobre 1931. La pala presenta al centro la Madonna con il Bambino Gesù, sovrastata da tre angioletti, mentre scende una scalinata monumentale in posa simmetrica a quella della Madonna sul soffitto dell’Oratorio di S. Antonio; a sinistra un domenicano, forse lo stesso S. Domenico, a destra una suora, forse S. Chiara.
 
Da questo momento in poi Ferruccio Facciolli dipinge e partecipa a varie esposizioni artistiche collettive del suo tempo: la Seconda Mostra Veneta Universitaria inaugurata il 22 febbraio 1932 a Venezia; la esposizione delle opere del concorso Fadiga, al  piano terra dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, nell’ottobre del 1932; la Terza Mostra Veneta Universitaria, “nei locali delle Mostre” (Il Gazzettino?, 18 Aprile 1933); mostra nazionale dei Littoriali di Cultura e Arte di Firenze, 1934; la V Mostra Sindacale di Ca’ Pesaro al Lido, 1934; la Mostra del G. U. F. alla Bevilacqua La  Masa del Lido, 17 Ott. 1934.
 
Il 5 genn. 1935 il Facciolli inaugura la sua prima mostra personale di pittura, in un locale del G. U. F. sito in Bacino Orseolo,  a Venezia, a seguito della quale l’utile netto ricavato sarà devoluto all’Ente Opere Assistenziali dello Stato.
 
Non sospendendo le sue partecipazioni alle mostre collettive, come alla mostra “Sogni di madre”, Genova 1935, e alla VIII Mostra Sindacale di Cà’ Pesaro, Venezia 1937, negli stessi anni dipinge gli scenari per il Concerto per le Giovani Fasciste Povere nella sala dell’ Accademia di Musica Antica in palazzo Giustinian-Jager ai SS. Apostoli, a Venezia.
 
Nel Novembre 1937 riceve una medaglia d’argento e un diploma dal Comitato ordinatore della I Mostra del Mercato Annuale di Oreficeria, Federazione Nazionale Fascista Artigiani, per il disegno-progetto di un artistico pugnale in argento, oro e pietre dure, con il quale si celebra l’asse Roma-Berlino.
 
Nel 1938 partecipa  alla IX mostra del Sindacato Interprovinciale BB. AA. nelle sale della “Bevilacqua La Masa” di Venezia, nella quale vince uno dei premi in palio.
 
Nell’estate del 1938 espone nel padiglione “Venezia” a S. Elena nella XXI Esposizione Biennale d’Arte, partecipando con un dipinto dal titolo “Ritratto del maestro G. G. Bernardi”, la cui foto viene stampata dal Gazzettino nel numero di Domenica 24 Luglio 1938.
 
Nel 1939 espone tra gli Italiani alla Mostra Internazionale di Arte Sacra a Vitoria, Siviglia, Spagna, all’interno di una mostra coordinata da Antonio Maraini, in cui presenta una importante cartella di litografie cm 70X100, intitolata Divina Humanitas (Via Crucis). Il critico del quotidiano spagnolo A. B. C. nel numero del 17 giugno gli dedica un intero articolo.
 
Nel 1940 edita un’altra importante cartella di litografie, “Il fascismo di Mussolini”, cm 70X100.
 
Dal 1939 al 1941 presta servizio militare sul Carso, in Friuli.
 
Il 2 genn. 1941 espone in una seconda mostra personale alle Botteghe D’Arte di Venezia e in quella occasione presenta un libro autobiografico, “Camminare senza Camminare”.
 
Nel Maggio 1943 partecipa alla Prima Mostra Giuliana degli artisti e artigiani in armi, tenuta al Ridotto del teatro Verdi di Trieste, durante la quale riceve un Diploma d’onore.
 
È combattente in Friuli, quando lo sorprende l’8 Settembre 1943. Sceglie di non schierarsi con i Tedeschi e per questo suo cognato Erminio Simonetti  gli propone telefonicamente da Venezia di venirlo a prendere e portarlo a casa travestito da operaio delle Poste Italiane.  Il Facciolli rifiuta di mentire e sceglie di aspettare il suo destino. Così di lì a pochi giorni i Tedeschi lo arrestano come traditore e lo deportano prigioniero in un campo di concentramento a Dresda.
 
Fortunatamente egli conosce bene la lingua tedesca e si fa molti amici anche tra i suoi carcerieri, che, all’arrivo delle bombe russe sulla città, lo aiutano a fuggire dalla prigione scappando attraverso le fogne.  Tutta Dresda è in fiamme e non si riesce ad uscire all’aria aperta. Quando trovano una zona dall’aria respirabile, il Facciolli e i suoi commilitoni escono in superficie, ma vengono presi dai Russi e deportati.
 
La prigionia in Russia è molto peggiore di quella tedesca e il Facciolli non capisce nemmeno  la lingua, perciò scappa una seconda volta con pochi compagni e quasi muore lungo la strada verso l’Italia, per consunzione. Chiede anzi ai suoi compagni di lasciarlo lì a morire, ma loro lo aiutano e riescono a portarlo dentro al confine italiano. Da lì, senza un soldo, lui riesce a telefonare a casa e il cognato va a prenderlo e lo riporta a Venezia.
 
La guerra è un’esperienza da cui non si riprenderà mai più.
 
Continua a dipingere, ma non espone più, deluso e amareggiato nelle sue aspirazioni artistiche (il panorama dell’arte del dopoguerra è dominato dalle avanguardie anti-classiche e dalla pittura astratta e informale americana) e ancor più nelle sue speranze in una umanità giusta e spiritualmente elevata. Continuerà a ripetere che sentire un nemico morente invocare “Mutter, mutter” gli ha fatto capire l’assurdità della guerra e la vacuità di ogni proclamazione idealista e politica.
 
Negli anni seguenti, il Facciolli si impiega come operaio alle Poste e Telegrafi, si innamora e nel 1948 sposa la sua vicina di casa Ornella Paoli, pittrice e insegnante di Disegno, e nel 1950 vede nascere la sua prima figlia, Fernanda.
 
Lavorando tutto il giorno alle Poste per mantenere la famiglia, non trova quasi più il tempo per dipingere, se si eccettua lo splendido ritratto della madre del 1947, della moglie del 1948 e pochi altri ritratti.
 
Durante le brevissime vacanze estive in Valsugana nella casa di campagna dei suoi suoceri, egli ritrova la gioia della pittura, dipingendo alcuni magistrali paesaggi di Roncegno e uscendo con la piccola Fernanda a fare schizzi a carboncino. La figlia ricorda ancora quelle uscite in campagna, con il papà che la incoraggiava a disegnare fienili, alberi e campi montani, ambedue seduti su di un seggiolino pieghevole, con un blocco di fogli da disegno appoggiato sulle ginocchia. Così come ricorda quelle Domeniche veneziane che le dedicava il padre, portandola a vedere l’Arte veneta  alle gallerie dell’Accademia, alla Ca’ d’Oro e a Ca’ Rezzonico.
 
Nel 1956 nasce il suo secondo figlio, Renato. Ma Ferruccio Facciolli è ormai sofferente di cuore.
 
Nel  Settembre 1958, forse presagendo la sua prossima dipartita, egli porta la famiglia a fare un romantico giro in gondola, realizzando in extremis uno dei desideri della sua amatissima moglie.
 
Il 2 Ottobre 1958 muore di infarto a casa sua,  mentre gioca seduto in poltrona con il piccolo Renato di soli due anni. Aveva solo 46 anni.
 
 
-Fernanda Facciolli, pittrice.
 
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