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Con Pausania sulle tracce di Esiodo

Pubblicazioni
Alla scoperta delle origini del mito greco in Tebaide, viaggiando attraverso la Beozia e incontrando gli "spiriti" della Natura che hanno evocato negli antichi popoli ellenici il culto e il rispetto per la Madre Terra e i suoi doni.
Fernanda Facciolli
Con Pausania sulle tracce di Esiodo
Quando gli Eroi erano ancora fiumi, i Giganti erano ancora montagne e le Ninfe erano ancora fonti.

In un saggio filologico e in trentasei opere pittoriche l’autrice del volume rivela l’originaria essenza dei miti e delle religioni dell’età del Bronzo in Beozia ripercorrendo i luoghi degli antichi santuari e figurandovi riti e cerimonie millenarie.
Studiando l’etimologia dei nomi e associandola a osservazioni “sul campo”, Fernanda Facciolli dimostra che re, principesse ed eroi mitologici erano in realtà elementi della natura: fiumi, fonti, alberi antichi e montagne.
Guidati da “Viaggio in Grecia” di Pausania, l’autrice e il marito Emmet visitano la Tebaide alla ricerca di testimonianze naturalistiche e archeologiche e poi, in veste di pittori, realizzano i quadri (riprodotti nel libro), ispirati alle loro scoperte. Rinascono, così, in una successione di analisi documentate e di forme pittoriche, i miti della città di Tebe. Ne emerge un lavoro di assoluta originalità, dove i soggetti dei quadri illustrano in modo puntuale le tesi contenute nel saggio.
“La ricerca della Facciolli e di Emmet”- come spiega Paolo Leoncini nella presentazione - “riconduce l’uomo all’unità originaria; si tratta di una ricerca composita, ma comunque sostenuta dallo ‘scavo visuale’ e dall’immaginazione, dal risalimento etimologico e dall’indagine allegorica”.

Testo di Fernanda Facciolli
Opere pittoriche di Fernanda Facciolli e Emmet
Formato: 24x28 - Pagine: 152 - Immagini: 126 di cui 52 a colori
Editore: Marcianum Press - Venezia 2014
Paolo Leoncini
...
L’aspetto scientifico  è integrato – cosa davvero unica ed  esemplare – dall’aspetto artistico, dai dipinti interpretativi  delle scoperte  compiute «sul campo»... Non c’è soltanto la ricognizione sperimentale, ma c’è  anche la versione grafico-pittorica della ricognizione stessa. Entrambe si  fondano sul riconoscimento del  fatto che il passaggio dall’«arcaico» al  «classico», come passaggio dal «matriarcale» al «patriarcale», implica  trasformazioni radicali nella concezione delle divinità pagane. Di cui la  «religione olimpica», del periodo classico, modifica ruoli e significati: Zeus,  nel periodo arcaico, era soltanto il marito di Era, Dea Madre Mediterranea;  mentre Atena, altra Dea Madre, viene trasformata, nel periodo classico, in una  vergine, figlia di Zeus; oppure Arianna, dapprima Madre del Cielo e della  Pioggia fecondatrice, viene trasformata in principessa cretese traditrice della  patria, e per questo sedotta e abbandonata da Teseo; Demetra, Dea Terra  (Gh-meter) era sorella maggiore di Zeus, ma è, poi, tenuta ad obbedire alla  volontà del fratello minore. Altre divinità femminili come Medea, Medusa, Circe,  Dionisa (che viene trasformata in Dioniso) sono  depotenziate rispetto ai  significati originari. Nella Prefazione, la Facciolli spiega quale poteva essere  il movente percettivo delle raffigurazioni arcaiche del divino: «Nella   preistoria i pastori e i montanari, nell’ozio della sorveglianza alle loro  capre, avevano modo di osservare a lungo le loro montagne e di riconoscere in  esse le forme di animali o di donne, soprattutto profili di dee addormentate.  Percio’ diedero ad ogni cima un nome diverso a seconda della sua forma e ad ogni  fiume o torrente suo figlio un nome appropriato secondo le sue caratteristiche,  e li considerarono esseri viventi di natura superiore alla nostra, dei o  giganti. Le fonti più dolci e tranquille avevano nomi di donna, i torrentelli   più veloci e saltellanti, nomi maschili. Inoltre i fiumi delle valli, dal  momento che ricevevano nel loro alveo i corsi d’acqua più piccoli, venivano  ritenuti padri dei torrenti affluenti. A volte due corsi d’acqua di pari portata  si congiungevano in un unico letto ed allora i due fiumi, maschio e femmina,  venivano considerati congiunti in matrimonio».
L’elemento–acqua costituisce il fattore originario della  sacralità: «La sacralità di un luogo dipende dalla presenza di una fonte o di un  torrente antichi; allora si ringraziava la Ninfa o qualche divinità delle acque.  Oggi si ringrazia qualche santo cristiano. Quasi sempre un dio pagano è stato  sostituito da un santo con un nome simile: San Demetrio al posto della dea  Demetra, Sant’Atanasio al posto della dea Atena […] Altre volte il santo  cristiano è specializzato nel fare determinate grazie che un tempo erano le  competenze del suo predecessore pagano con un nome dallo stesso significato:  Santa Paraskevì, cioè Santa Venerdì, favorisce, come la dea Venere, i  concepimenti». Si tratta di rilievi che inducono a riflessioni antropologiche:  la religiosità arcaica è una religiosità innervata nella fantasia istintiva  dell’uomo a contatto con la natura, nelle elaborazioni primordiali delle  percezioni, delle emozioni, dei sentimenti. Queste scoperte scientifiche e  queste raffigurazioni artistiche della Facciolli ... richiamano la filosofia di  Vico che considera la zona sensibile-intuitivo-emozionale come la base della  conoscenza; richiamano, d’altro canto, la nozione orientale di karma per quanto  riguarda il tempo del sacro, ovvero il fatto che il sacro si forma attraverso  una dedizione costante nel tempo a forze primigenie come l’acqua e la terra,  elementi fisici primordiali, nei cui confronti l’uomo ha avvertito da sempre una  devozione viscerale, dovuta a sentimenti di sopravvivenza connessi all’acqua e  alla terra.
Il passaggio, nella antichità greca, dall’ «arcaico» al  «classico», dal «matriarcale» al «patriarcale», pone interrogativi sul terreno  della cultura moderna, connotata dal prevalere della razionalità e del potere  rispetto alle istanze umane primordiali. Si potrebbe pensare al Leopardi dello  Zibaldone quando afferma che il progresso ha gradualmente disgregato l’unità  uomo-natura attraverso l’artificio dei concetti scientifici e i processi di  demitizzazione (per cui la natura è diventata «matrigna»).
La ricerca della Facciolli ... riconduce l’uomo all’unità  originaria; si tratta di  una ricerca composita, ma comunque  sostenuta dallo  «scavo visuale» e dall’immaginazione, dal risalimento etimologico e dalla  indagine allegorica; di una ricerca che si pone sul piano degli strumenti  conoscitivi (il libro di Pausania, la perlustrazione «sul campo», la  raffigurazione visiva) sulla lunghezza d’onda di un mondo emarginato dalle  culture occidentali emergenti.
Paradigmatico, sul versante del metodo, è il fatto che si  adotta un procedimento di confronto empirico, sperimentale: ricorrenti sono le  «formule» secondo il mito classico/secondo noi , nel percorso di risalimento  all’ambito sedimentato al di sotto degli occultamenti artificiali e delle  stratificazioni storiche; ovvero al di sotto della «civiltà», che abbrevia i  tempi; e facilita, apparentemente, l’esistere; ma paga un prezzo enorme  all’autenticità antropologica: come oggi, soprattutto, possiamo tragicamente  constatare.

(Presentazione del saggio-catalogo "Con Pausania sulle  tracce di Esiodo", Maggio 2014)
 
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