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Dittinna

Studi
Dittina, nella doppia veste di Artemide Dittinna, dea lunare della prosperità e della fertilità, viene ora nuovamente acclamata dai suoi lungimiranti devoti quale ninfa delle acque e della vita.
Dittinna è l’antica e potente divinità cretese delle acque, a cui Publio Valerio Catone (I° sec. a.C.), cultore arcaista e scrittore di antichi testi, aveva dedicato il libro Dictynna, poi cancellato per sempre dalla censura altomedioevale. Le sue prerogative arrivano a noi attraverso Britomarti, ninfa delle fonti, e Artemide, dea lunare dei boschi e della caccia.
Dittinna è la divinità del monte Ditte, la maggiore delle montagne di Creta. Il monte Ditte e il vicino monte Ida videro crescere il piccolo Zeus. Per Corona Dittea si intende la più conosciuta costellazione della Corona di Arianna. A Sparta si celebravano le feste Dittinnee. Sui monti della Focide, ad Aspra Spitia, nelle vicinanze di Anticira, si può ancora visitare l’antico luogo dell’Artemide Dittinna, preservato dal culto cristiano che si  è installato, fin dal periodo bizantino, nella grotta sacra.
Dittinna farebbe capo a una dea della rete (dictys), dea che avrebbe insegnato all’uomo a pescare con la rete appunto.
A noi non piace questa spiegazione, troppo compiacente verso il mondo maschile e alle sue “macchinazioni” poste in atto per avere il controllo sull’ambiente naturale, allora come ora.
Se sulla rete vogliamo insistere, allora preferiamo pensare alla rete delle acque che scendono dalla montagna per volontà e ubbidienza a Ditte, la Signora montagna (anche oggi è comune dire “rete fluviale” parlando di un sistema idrico). Allora Dittinna è quella che ordina e che comanda le piogge, le fonti e i fiumi (da Dictynna viene dictator, dittatore, il dyctator era il pescatore che ordinava dove gettare le reti; anche il verbo dire potrebbe discendere da Ditte attraverso dictum, ma verificate voi). E le acque sono indispensabili, vitali, per noi come per gli animali. E gli animali vanno alle fonti per abbeverarsi, e i cacciatori lo sanno e li aspettano con le loro frecce. E così, piano piano, il cerchio si delinea nella sua autenticità: Zeus, l’acqua salvifica, che nasce dalla grotta; Artemide cacciatrice, Britomarti, l’acqua sorgiva che zampilla gorgheggiando; Ditte che sorveglia, che detta e impone le regole della vita. E poi la Luna su tutti (“chiamarono la luna Dittinna dal tuo nome” -Virgilio, "Ciris" 305).
Pochi erano ai tempi di Pausania (II° sec. d.C) i santuari di Dittinna, oggi difficili da scorgere sotto le menzogne degli uomini e la voracità di Crono, il tempo. Oltre a quello già citato, ricordiamo il Dictynneion di Sparta e quello di fronte al golfo di Vathy. Dovremo anche andare a visitare la Dittinna Afea sull’isola di Egina e ritornare a respirare l’aria rarefatta dello Yuctas, il santuario della montagna che ancora, nelle notti di primavera ed estate, è cinto dalla corona celeste di Arianna. E infine spingerci nella Creta occidentale, per la prima volta, fino all’estrema penisola di Psakon per vedere la città che portava il suo nome: Dictynna.
Quanto all'iconografia di Dittinna, in numerosi siti della Creta Occidentale sono state trovate monete con la probabile figura di Dittinna vestita in un corto chitone, con una freccia in mano, un arco e una faretra addosso e accompagnata da una capra o un capretto, a volte rampante mentre cerca di mangiare le foglie di un albero. Forse anche per la mancanza di una iscrizione monetale che citi la dea stessa, abbinata alla figura, Svoronos rifiuta l'identificazione della fanciulla in chitone con Dittinna, propendendo forse per una rappresentazione di una Ninfa del Dittinneion, mentre altri studiosi credono che rappresenti proprio la dea. La sua compagna Artemide, invece, veniva sempre rappresentata in compagnia di una cerva e di un cane.
Anche noi crediamo che in età tardo-antica l'identificazione dell'antica dea minoica Dittinna con Artemide abbia indotto a rappresentare le due quasi nello stesso modo. Ma la sostituzione della cerva di Artemide con la capra mette Dittinna in collegamento con la mitica Capra Amaltea che aveva nutrito Zeus bambino nella grotta del Ditte e ci fa pensare quindi che in tempi minoici Dittinna, la Signora del Ditte, fosse stata rappresentata proprio in forma di Capra. Non dobbiamo dimenticare che in un mondo pastorale la capra dava il latte, alimento principe della sussistenza, e con il latte di capra si faceva, allora come oggi, un ottimo e onnipresente formaggio (oggi il formaggio "Feta"). E come dalle mammelle delle capre scorre abbondante il latte, così dalla Montagna sacra Ditte scendono generosamente fiumi e ruscelli di acqua pura. La Montagna stessa era simboleggiata da una Capra divina.

Somiglianze e mutazioni fonetiche: Dyctynna, Dittinna, Ditte, titte (d e t, dentali interscambiabili), titta (latino, per capezzolo), tetta (popolare per mammella), tic tic (onomatopea per stillicidio dell'acqua), tintinnare  (estensione onomatopeica). Tutto sembra sottolineare l'esistenza di una corrispondenza antica tra Dittinna e l'acqua del cielo: la pioggia.
Emmet
La Dea dei serpenti
L'opera in apertura si trova nel Museo Archeologico di Heraklion, Creta.
 
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