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Susanna e i vecchioni, origini e inganni

Studi
Susanna, riemersa ambiguamente dalle scrittura apocrife e condannata dalla Storia al ruolo di "oggetto" del desiderio maschile, cerca ora una impossibile riabilitazione.
 
A Venezia, città senza l'intrigo delle macchine, ci si incontra normalmente ed è normale fermarsi e raccontarsi gli ultimi accadimenti. Michele De Martin ci ha attratto con il suo recente studio sul dipinto di Susanna e i vecchioni di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, tela conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna. <Qui> il suo corposo lavoro.
 
Quando mi avvicino a un nuovo mito mi chiedo, ormai automaticamente, da dove proviene, luogo e origini, e se ha avuto un posto nella cultura orale prima che la Storia se ne appropriasse definitivamente con la scrittura. Me lo chiedo perchè la Storia è usa a rimodellare i miti, a rovesciarli e a ristrutturarli nell'immaginario collettivo, spesso idelebilmente. Lo fa nei propri interessi di potere, anche calpestando la verità, con ogni mezzo e attraverso tutte le arti.
 
Anche Susanna potrebbe essere passata attraverso questo giogo che l'ha portata ad essere la personificazione della brama e della concupiscenza maschile. Anche nello studio di Michele si percepisce qualche sana esitazione, particolarmente quando accenna ai due "artritici e impacciati vecchietti", così improbabili nelle vesti di violentatori.
 
Partendo da qui ho provato a compiere un primo ri-ribaltamento: e se i due vecchietti fossero in verità i due vigili custodi di Susanna e della sua castità? Ecco allora che mi si è aperto un campo inesplorato di verità possibili.
 
E mi è venuto in mente l'Alcinoo dell'Odissea e i due cani a guardia del suo splendido palazzo, cani "senza vecchiezza e per sempre immortali", come scrive Omero (Od. VII 94).
 
E poi mi è apparsa Nausica, sua figlia, e la sua stanza riccamente ornata; e il giardino di Susanna mi ha ricordato da vicino il lussureggiante giardino del re dei Feaci (il loro nome significa "Luminosi"), oppure il "paradiso" degli Eroi greci, con il prato degli Asfodeli; se nel giardino di Alcinoo gli alberi hanno frutti maturi, freschi e lucenti tutto l'anno (Od. VII 117), allora in realtà il poeta parlava delle stelle, che brillano tutto l'anno e che nella loro forma disegnata (a cinque, sei od otto punte) sono simili a gigli.
 
E Susanna andava ben presto ad identificandosi con Nut, l'unica dea egizia ad essere rappresentata nuda, perchè era la Dea del Cielo. Il suo corpo era a volte blu e punteggiato di stelle, altre volte giallo chiaro e punteggiato di fiori.
 
E il nome Susanna si scomponeva in Susa-Anna, dove Susa, capitale del regno elamita, è la città dei gigli ("souson" in greco e "susan" in ebraico = giglio) e Anna significa Signora: così ho capito che Susanna (Signora dei Gigli), cioè una Signora delle Stelle, precedette di millenni il santo paleocristiano Sossi-Patros (Padre dei Gigli).
 
E ho visto i gigli che in età cristiana ricoprirono le vesti di Aghia Cherchira (Santa Cercira) a Corfù, proprio come a Creta adornavano, in età minoica, il collo e le vesti della Dea minoica; lo stesso accadeva anche a Thera (Santorini), dove la  Signora di Acrotiri (v. pitture parietali) riceveva gigli in dono dalle sue sacerdotesse e portava una collana di questi fiori.
 
E il candore della pelle del Principe dei Gigli al Museo Archeologico di Heraklion, (che non è di colore rossiccio come era convenzione iconografica nelle rappresentazioni maschili in Egitto, Creta e Santorini)  rivendica la sua ascendenza lunare.
 
Velocemente si è fatta largo in me l'idea che Susanna era stata in origine la Dea del Cielo Notturno, il cui volto si riflette nella luna come in uno specchio, proprio come nello specchio magico la matrigna di Biancaneve cerca il suo vero volto. Lo dice anche il profeta Daniele nella Bibbia: "...persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo..." I patriarcali  dei paesi del mediterraneo orientale all'inizio del primo milllennio a.C. retrocessero la Dea del Cielo, che non poteva essere cancellata dalla notte, a dea simbolo dell'eros, Venere, o a donna in carne e ossa, Susanna appunto, anche loro sempre rappresentate nude come Nut. Poi i patriarcali ebraici optarono per un unico dio, l'antico dio Javè che era stato uno dei tanti dei dell'epoca politeista.
 
Da questo momento in poi, nella storia della Casta Susanna, tutte le cose celesti che erano state un tempo adorate come divinità assumono una giustificazione terrena e umana: il cielo stellato diventa per metà l'acqua del bagno (che brilla di mille riflessi) e per l'altra giardino di fiori e frutti; i due antichi dei Luna e Sole diventano vecchi guardoni, le due falci di luna (Luna Crescente e Luna calante) diventano le due ancelle di Susanna. Ma non basta: la storia di Daniele prosegue con una storia di giustizia divina: si scoprono le false testimonianze chiedendo: "sotto quale albero è avvenuto il tradimento di Susanna con il fantomatico giovane amante?". Al che compaiono due alberi: il Leccio e il Lentisco. Questi dovevano essere stati parte importante del mito pagano preesistente, che descriveva la volta celeste, e dovevano essere due diverse interpretazioni del Grande Albero Sacro che costituisce con l'ombrello della sua chioma la volta stellata (costellata dei suoi frutti  lucenti). Infine, la Casta Susanna viene scagionata e i due vecchi calunniatori giustiziati (io credo con il taglio della testa). "Ecco perchè" si sarà detto "il sole e la luna sono solo due teste decollate".
Emmet
Fonti sotto indagine.
Bibbia, Libro di Daniele;
Odissea, Omero, La reggia di Alcinoo;
Tintoretto, La casta Susanna e i due vecchioni;
Hayez, Susanna;
Gentileschi, Susanna e i vecchioni;
Biancaneve, Fratelli Grimm;
Palaiopolis Archeological Site: Agia Kerkyra, Corfù - Grecia
Chiesa deghi Agii Iassonos e Sossipatrou di Corcira, Corfù - Grecia;
Museo Archeologico di Heraklion, Creta.

Venezia, in campo dei Frari, giugno 2017.
Susanna

In apertura "Susanna" di Francesco Hayez; l'opera si trova, in prestito, nella National Gallery di Londra.
 
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