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Troia non è mai stata così vicina

Studi
Non avevo mai visto da vicino la collina di Hissarlik. Non avevo ancora letto i versi dell’ira funesta del Pelìde Achille. In quei tempi antichi, così devastati dal medioevo ellenico, ben poca gente si incontrava, ancora, lungo le piane gloriose dell’Argolide o tra i monti delle Muse, dove regnava Bìotìa, la Dea della vita.
Si incontravano modesti villaggi, di case fatte di argilla e paglia di canne, e non passavano inosservati i resti imponenti di due città: Micene e Atene di Beozia. C’era proprio da chiedersi che cosa ci facessero lì quelle mura possenti: realizzate da chi e abbattute da quali eventi?
Chiedendo in giro, agli abitanti dei villaggi intorno a Tirinto, ti rispondevano “ma tutti sanno che sono stati i Ciclopi a costruire Micene”. Ah, ecco allora chi ha costruito la città di Aga-memnon! Sì, sono stati proprio loro, gli adoratori del Sole e della Luna, o, per meglio dire, i devoti dei rotondi (ciclo) occhi (opi) dei due cieli, quello diurno e quello notturno: loro, gli…Egizi, quelli di…Giza. E il pensiero ora va istantaneamente a Mikerino e alla sua piramide, e poi al lavoro e alle "macchine" che hanno consentito tanta temerarietà architettonica, a quei meccanico-costruttori, che ora abbiamo imparato a chiamare Mykēnai, Micenei, e alla loro città, Micene.
Adesso andiamo verso nord, passiamo l’Istmo di Corinto, arriviamo in breve a Mègara e scolliniamo il Citerone, la strada più breve per Tebe. Dall’alto del Citerone, dalla città di Eritre, dominiamo l’attuale piana Copaide attraversata dal bel fiume Cefiso; un tempo non lontano, questa era il lago Copaide, per Pausania era il lago Cefiside. Ma ai tempi che io conoscevo non era così: il lago alluvionale non si era ancora formato e la vallata ubertosa era attraversata da un fiume che chiamavamo Ylissos e Ylio chiamavamo la sua valle. Del dissesto idrogeologico successivo, quello creato dal diluvio di Deucalione, resta ancora una buona traccia fisica e onomastica: é il lago Yliki, e lo si vede bene, subito ad est della Copaide.
Il mio Ylissos bagnava tre antiche città: Orchomenos, Aliartos e Tebe, ma l’Ylissos, o meglio un suo affluente, bagnava anche Athina (Atene di Beozia!) ed Eleusi di Beozia, città di cui si sono perse, oggi, le tracce.
Ricostruire il bacino idrogeologico dell’Ylissos è nel nostro tempo problematico, ma non impossibile. A ogni buon conto, in questa parte della conversazione, ci occuperemo unicamente di Atene di Beozia.

Tornando ai tempi che io conosco, partendo dalle antiche mura di Aliarto, o meglio dal santuario di Cecrope, e seguendo il percorso dell’affluente dell’Ylissos, si arrivava in breve tempo e diritti diritti, tra una doppia fila di alberi sacri, alla grotta oracolare di Atamante (da Ata-manteion), così la chiamerà ancora Pausania. Per noi era l’oracolo di Atena. Gli oracoli protostorici occupavano posizioni strategiche nella geografia del territorio, e l’Atamantio, l’attuale Gla, di fatto era in una zona cruciale. Ma avremo modo, in futuro, di parlare più ampiamente degli oracoli e delle loro attribuzioni, per ora restiamo a Gla.
Gla è un pianoro, non vasto, di circa 4 ettari, che si eleva mediamente di una ventina di metri sulla piana del Copaide. Il pianoro, delimitato da un circuito di possenti mura micenee, si presenta come una ben munita fortificazione militare. Vi si sale, anche oggi, muovendo dalla sacra grotta di Atamante e, passando a destra da una stretta postierla, si giunge quindi al pianoro che Pausania chiama piana Atamanzia. Noi lo chiamavamo invece santuario di Atena. E come santuario si presentava, con lo xòanon ligneo di Atena, il Palladio, conservato negli edifici dell’Altis e le due grandi stoà destinate ad accogliere periodicamente la visita di tutte le genti dell'Ylio. Il santuario di Elusi, invece, è posto sulla sommità est di Gla, esattamente sopra la grande grotta di Demetra, vi si accede attraverso la porta gemina di sud-est, oggi ben visibile, porta gemina o porta processionale, comunque porta sacra. Come la Porta Santa cristiana, le porte sacre venivano aperte solo in determinate occasioni. Qui, a Eleusi, i cristiani hanno reso testimonianza dell'antica sacralità edificandovi la loro chiesa, ancora visibile nelle fondazioni, a nord dell'Eleusinion, addossata al muro che divide in due il pianoro.
 
Ma successero fatti naturali catastrofici e dolorosi, l’Atamanzia fu abbandonata intenzionalmente dalle genti dell'Ylio, gli xoanon rimossi, le statue, i donari e le offerte portati via. La piana di Ylio (Ilio o Troia per i testi storici), devastata dalle acque alluvionali, si svuotò per sempre, allorchè gli abitanti delle sue tre città decisero di cercare un futuro possibile altrove. E un futuro luminoso lo trovarono sulle coste dell’Attica, fondando la nuova Atene e il nuovo Eleusinion, con il suo santuario di Demetra.
Per gli aedi, che non conoscevano tutti questi fatti, le mura micenee di Gla erano la testimonianza di una guerra fratricida tra i discendenti di Danao: micenei contro troiani, gli eraclidi contro gli abitanti delle tre città, insieme asseragliati tra le inespugnabili mura di Gla.
Ma Gla non ha mai restituito monili, oggetti, sepolture, armi, insediamenti civili, stratificazioni. E del resto come avrebbe potuto? Non era una vera città. E allora la storia spostò i fatti della guerra più a est, oltre l’Ellesponto, in luoghi lontani e non sospetti, più adatti a celare e a portare a compimento la saga del mito di Elena e Menelao. Si, Elena e Menelao, ma per noi di allora semplicemente la  Luna, signora delle acque, e il suo Popolo.
Emmet

Cfr. Pausania, Viaggio in Grecia, 9,24,1-2.


 
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